Semplice
Semplice, non capisco come uccidere. Nel richiamo della notte scivolo e lacrime sanguinano sul mio volto livido. È un cuore nero che guardi avanzare, dove la tua vista si ferma a contemplare, perché solo i ciechi hanno imparato a guardare oltre. Vorrei vederti immobile in un crescendo di musica amabile e ritrovare la voglia di combattere per un motivo nobile. Ma so soltanto come rendermi inutile e allontanarmi dai tuoi occhi straziati, dai giorni bruciati, dai ricordi inviolati. Serpe velenosa e dormiente, abbracciami e fai del mio corpo cenere per i morti. Voglio succhiare la tua anima e spingermi nella moltitudine di segreti e tabù che confondi, scandagliare il tuo cuore alla ricerca di un mio ritaglio, anche se riflesso specchio d'acqua indigesto altresì a sé stesso. Sarò felice di essere in te. Ma non posso pensare di poterti sfiorare per paura di vederti lentamente svanire come neve al sole. E ora chi è che muore? Per quel che ne so tu non sei altro che fantasia pungente, ma è...