Semplice

Semplice, non capisco come uccidere.
Nel richiamo della notte scivolo e lacrime sanguinano sul mio volto livido.
È un cuore nero che guardi avanzare, dove la tua vista si ferma a contemplare,
perché solo i ciechi hanno imparato a guardare oltre.
Vorrei vederti immobile in un crescendo di musica amabile
e ritrovare la voglia di combattere per un motivo nobile.
Ma so soltanto come rendermi inutile e allontanarmi
dai tuoi occhi straziati, dai giorni bruciati, dai ricordi inviolati.
Serpe velenosa e dormiente, abbracciami e fai del mio corpo cenere per i morti.
Voglio succhiare la tua anima e spingermi nella moltitudine di segreti e tabù che confondi,
scandagliare il tuo cuore alla ricerca di un mio ritaglio,
anche se riflesso specchio d'acqua indigesto altresì a sé stesso.
Sarò felice di essere in te.
Ma non posso pensare di poterti sfiorare
per paura di vederti lentamente svanire come neve al sole.
E ora chi è che muore?
Per quel che ne so tu non sei altro che fantasia pungente,
ma è dall'inferno che mi sputi le tue lacrime
e mentre io sanguino tu, carnefice, fingi che sia tutto invisibile.
E se non esistesse la sfida sarei in grado di rischiare?
Per te mio Giuda traditore, solo pene e spine nel fianco saprò accettare.

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