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Visualizzazione dei post da aprile, 2009

Diossina sulla tua pelle, lontana da me

Pandemie, emicranie ricorrenti e malessere di un pianeta che tossisce vergogna. Emorragie continue d'inutilità. Ci stanno solo regalando qualche giorno in più nella nostra mediocrità, non vedi? Siamo sorprendentemente comuni tanto da poter essere scordati in un’annuario, con un'impressione di euforia sul volto, logorato dalla monotonia di sempre. E le nostre vite tirate col matterello, le nostre fantasie farcite di sogni altrui, le nostre giornate perse, le nostre battaglie morte. Allora bruceremo i reggiseni negli inceneritori a inquinamento zero, la nuova rivoluzione sessuale cinese, la chiesa retrocessa in serie B e il ritrovato impero. Dietro a una crisi c'è sempre una terapia intensiva. Stanno preparando i respiratori, stanno stabilendo il prezzo di terra e mari. E alla fine perderemo anche il diritto a stare su questo pianeta, perché i burocrati avranno svenduto il mondo. E il sesto giorno incrociò le braccia e si sedette a guardare, poiché il disastro era appena comi...

Abisso

Lugubre immagine davanti ai miei occhi, abbasso lo sguardo ed esco, non sarò più in grado di vedere altro. Non meritavo tutto questo, ma hai voluto ferirmi lo stesso, e sempre con maggiore violenza crolla la tua mano su di me. Sono a terra, ad un passo dal blu profondo che mi galleggia nel cuore, dove non sei più tu. Ho un ultimo spasmo, ma lo ricaccio in gola, saprò essere più forte delle tue assurde restrizioni mentali. Almeno questa sera torno a casa da sola, coi miei vuoti di memoria a incorniciare una giornata storta o forse semplicemente morta. E l'immensità che ci divora dall'interno ci soffocherà presto. Quando imparerò ad essere felice sarà già troppo tardi, ma avrò vissuto lo stesso.

L'alternativa al tuo sorriso è la morte dell'anima

È così bella la città verde incorniciata da un giallo tenue, mentre il tuo viso sorride al cielo e ai miei occhi perduti per sempre. Ci sarà un modo per superarci e oltrepassare questi momenti fragili, questi pensieri fradici, e le scorie radioattive dei nostri sogni marci. Siamo mosche incollate alle appiccicose mura di ogni nostra decisione estemporanea che ci frigge l'anima. Ma siamo ancora soli e soltanto noi, bucolici. La tua risata è una conferma che mi carezza da lontano, un vivido segnale di ciò che dà forza al mio lato più umano. Sono in rotta di collisione contro uno specchio vuoto e impassibile. Quando mi sveglio la mattina senza di te le mie mani tremano.

Castelli di rabbia

"Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità." "Immagina...tutto un mondo fatto di vetro. Sarebbe tutto così più leggero. Anche le parole, e gli orrori, e perfino morire. Una vita trasparente. E poi morire con gli occhi che possono guardare lontano, e spiare l'infinito." Castelli di Rabbia Alessandro Baricco,  1991

Nicotina

Non sono immobili le parole, vibrano, emettono tremolii a tempi dispari che inebriano i nostri palati avidi. Non sono ipotesi quelle che si celano sulle tue labbra, dove i colori non sono mai stati così superflui. Sono impressioni negate e digerite controvoglia, sommerse dalla volatilità di un altro giorno trascorso senza amore. La vita si dilunga senza meta, senza le tue mani a incorporarne gusto e sapore, senza il tuo sguardo a cui è impossibile sottrarsi. La luce soffusa nei pressi del tuo viso sembra far scorgere tracce di primavera, ma è solo rugiada plastica senza il riflesso di te, che sei sostitutivo dell'aria, che sei concretezza e favola. Quando mi parli siamo soli.

Oceano mare

"Aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto." "E la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso il destino, quando, d'un tratto, esplode."  "Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio...tutto quell'infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte."   Oceano mare Alessandro Baricco, 1993