Petali d'ipocrisia
Forse spengo parole al chiarore della luna, ma non trovo il coraggio di indossare la notte, mendicante di ore che attende un raggio di malinconia. Vendo sogni al mattino per comprare l'ultimo spicchio di sole che sempre mi è stato negato. Combatto una guerra che non sono in grado di affrontare e il nemico deride il mio passo insicuro oltre la trincea. Servo un padrone che non lascia al tempo tregua e costretta da catene proseguo la sua causa. Dove mi ha portata la nebbia dell'aurora? In un campo minato di falsità trovo il mio corpo, privo di ogni luce e volontà giace. Strappo i petali al domani rivendicando la sua morte e una seconda occasione mi è concessa. Ora vagabonda la mia anima in territori lontani, e la luce della città infastidisce i miei sensi. Come un fantasma immobile la mia presenza incombe, offuscando la notte.