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Troppo vivi per essere spleen

Sembrava quasi che non fossimo più capaci di guardarci dentro, e invece il tempo era una variabile muta, e ci trovavamo ancora lì. Spesso la vita si comporta come se fosse l’unica a capire qualcosa dell’universo. Mentre noi possiamo solo subirne gli atti vandalici, con proteste ridotte al minimo attraverso i cortei disposti male in centro storico. La lotta è inutile per una rivoluzione parcheggiata in seconda fila. Così ci chiediamo se sia giunto finalmente il momento di viverci addosso. Con le giuste premesse, tutto appare più possibile quando smettiamo di fingere. Restiamo immobili, con gli occhi lucidi, mentre il destino finalmente esplode senza chiedere il permesso.

Sete

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Mi sei rimasto addosso come un odore che non riesco più a cancellare. Un virus che divora spazio e tempo nei pensieri e trasforma ogni gesto in un'agonia. Vorrei lasciarti andare per ritrovarti mai più, ma l'eco di te ferisce come una lama sottile ogni volta che cerco di ritrovare candore. L'aria è una partita persa in cui i pensieri vagano alla ricerca della tua vera essenza, e io non posso più fermare quello che il tuo desiderio ha innescato in me. Sete.

Frammenti Pulp

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Moriamo tutti un po' ma sanguiniamo in due, in questa gelida notte di scuse e ricordi travestiti da istrice. È la rivincita dei serial killer: per sembrare vivi dobbiamo lasciarci ammazzare almeno a metà. Segnali inconfutabili che non siamo capaci di camminare dritti nemmeno lungo i binari. Dove ho perso l'ultima volta la testa? Mi riprendo una parte di te e la nascondo in questo avanzo d'ombra, ma tra i ricordi confusi di domani chissà se riuscirò a trovarti. Per favore non cercarmi, vivo questa notte come un romanzo Pulp da gettarmi alle spalle mentre il mondo, intorno, esplode. Vorrei brillare di una luce fluorescente, riaprire le discoteche acide degli anni passati a evitare le droghe sintetiche. Allora potevamo digerire il mondo. Farnetico storie: i 2000 mi hanno fottuto.

Vorrei soffiarti dentro l’anima che hai perso

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Esiste un momento in cui ogni cosa cambia di significato, quello che siamo resta immutato, ma forse ci siamo dimenticati di come riuscivamo a percepire tutto amplificato. Cerchiamo un centro che non potrà mai darci stabilità perché siamo per natura in bilico, ossessionati da un’idea di felicità che non ci appartiene. Siamo imperfetti e così dannatamente prossimi all’estinzione da non ricordare che la vita senza emozione è solo un film che gira al contrario. Ci siamo inciampati addosso mentre eravamo intenti a guardare da un’altra parte. Ed è stata la nostra condanna. Se la salvezza non può avere la forma del tuo respiro non voglio conoscerla.

E la terra sotto ai piedi improvvisamente scompare

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Sola e soltanto un’ora tra te e il resto del mondo trascurabile che là fuori giudica. Apro gli occhi e cerco in ciò che hai intorno un distanziatore emotivo per sopravvivere al tuo sorriso, meta desiderata e fonte inevitabile di guai. Un diversivo inutile. L’attesa immensa divora lo stomaco. Vibrazioni di assestamento interiore, risonanze ciniche di un passato fin troppo familiare. Resto attonita dallo scorrere del tempo a tratti immobile, ma il sangue nelle vene continua a scorrere. Mentre il suono della tua pelle sopra la mia riscalda l’aria, e le tue mani, le tue mani come per magia riaccendono i colori. Insolitamente mi aspetto che accada qualcosa di bello, insieme al terremoto che ci travolgerà entrambi.

Il primo volto del mattino

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È così che un giorno ci svegliamo e siamo come sospesi, fili ricoperti di brina, con l’assedio nel cuore. Una promessa infranta da un desiderio impronunciabile che rende le labbra morbide.  Vorrei aprirmi davanti ai tuoi occhi magnetici che vedono oltre la tela che mi sono tessuta davanti, e lasciarmi andare al senso di appartenenza reciproca che riempie la stanza ogni volta che restiamo soli. Ma forse in un’altra vita riusciremo a toccarci. Forse in un’altra lingua riusciremo a parlarci. Forse diventeremo una cosa sola, forse non ci abbracceremo mai. Forse solo il destino saprà cosa fare con noi.  Resta pesante il fatto che il primo volto del mattino sei tu, anche se distante, anche se mai accanto. Così dalle ceneri prende vita nel petto una fenice che immensa spiega le ali, ma nessuno sa ancora chiamarla per nome.

Ricordami di ricordarti sempre

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Ho perso la malinconia, disidratata come questa estate torrida, compagna di notti cancerogene che mi sono lasciata scivolare via. Siamo rimasti soli nei nostri gusci vuoti, mentre fuori risultiamo sani, insolitamente sereni. Ricordami di ricordarti sempre, anche quando me ne sarò andata ormai troppo lontano. Forse nulla ci stringe ancora come allora, ma un vuoto ipnotico implode nel petto ogni volta che il tuo nome prende forma nei colori del giorno. Ogni volta che lo sguardo volge a est oltre le porte della città. È allora che capisco la differenza tra il passato e il presente. Non siamo fatti per vivere per sempre.